Un convegno sulle città all'Università Cattolica smentisce i «dogmi» sul traffico.
Le polveri sottili? Erano dieci volte di più nel 1952.
Le auto? Non sono troppe, ma impiegano molto tempo a spostarsi .
Inquinamento, assolte le auto
Primo: il traffico inquina. Secondo: la colpa delle code interminabili davanti ai semafori è interamente imputabile al trasporto
privato. In pratica: ci sono troppe automobili e i gas di scarico danneggiano l'atmosfera.
Non è del tutto vero. A smentire i due dogmi dell'opinione corrente in materia di mobilità ci hanno provato urbanisti,
ricercatori e ingegneri trasportisti, ospiti dell'Università Cattolica al convegno nazionale di studio
«Sulla città, oggi. Il nodo del traffico».
L'inquinamento urbano: dati alla mano, l'evoluzione delle polveri sottili - i picchi storici del famigerato Pm10
- ha registrato a Milano nel 2002 un valore massimo (400 microgrammi al metro cubo) dieci volte inferiore a quello della Londra
del 1952. Le ricerche del dipartimento di inquinamento atmosferico del Cnr hanno infatti dimostrato che l'aria di
quaranta-cinquanta anni fa conteneva carichi inquinanti molto più pericolosi per la salute dei valori attuali.
Un esempio? Oggi si parla di «situazione d'allarme» per livelli di Pm10 che ruotano intorno ai 70 microgrammi al metro cubo.
Quarant'anni fa, il concentrato di polveri sottili non si schiodava dai 700 microgrammi al metro cubo.
Ridimensionata anche la correlazione inquinamento urbano-cancro: i gas di scarico delle vetture sono responsabili di
bronchiti e allergie, ma è un dato acquisito dalla ricerca che la causa dei tumori al polmone è soprattutto imputabile al
fumo di sigaretta piuttosto che ad una passeggiata in zone aperte al traffico.
In Friuli, regione ad alto tasso di fumatori e con scarsi problemi di viabilità, l'incidenza dei tumori è più alta
rispetto a città considerate inquinate come Milano e Genova, dove invece si fuma molto meno.
E a Torino, il capoluogo con la percentuale più elevata di polveri sottili, si vive di più che nel resto d'Italia
e nelle altre città piemontesi.
Inquinamento o meno, l'organizzazione del traffico resta un nodo irrisolto nelle grandi città italiane.
Il convegno ha suggerito anche possibili soluzioni per la razionalizzazione della mobilità urbana, seguendo la strada delle
grandi città europee, come Londra e Parigi.
Ridurre il numero di auto non dovrebbe essere l'obiettivo primario di una buona politica dei trasporti:
occorre invece minimizzare il tempo complessivo impiegato per spostarsi da un punto all'altro del tessuto urbano,
in auto e sui mezzi pubblici. Come? Battendo tre strade: costruire nuove infrastrutture stradali sotterrane
per liberare i percorsi in superficie, aprire agli investimenti privati autofinanziati in toto e reprimere
le violazioni del codice stradale. La metropolitana di Tolosa, in Francia - secondo le relazioni del convegno
- è un buon esempio di razionalizzazione: costata 500 milioni di euro, è riuscita in breve tempo ad ammortizzare
tutti i costi e, soprattutto, a catturare il 30% della frequentazione del trasporto collettivo.